sábado, 30 de abril de 2011

SOCIEDAD FRIULANA DE BUENOS AIRES

Inauguración de la Biblioteca y Sala multimedial
en el corazón de Villa Devoto











La SOCIEDAD FRIULANA DE BUENOS AIRES inaugurará la Biblioteca Emilio Crozzolo el próximo sábado 7 de mayo a las 18 hs. en su sede, cita en la calle Navarro 3974 de la Ciudad de Buenos Aires.
Una nave para transportarnos a través de más de mil libros en lengua italiana y
friulana; facilidades para proyección de material de video y realización de
videoconferencias para poder escuchar, ver, leer y poner en contacto a los
descendientes de friulanos con el Friuli de hoy.
• Y para esta inauguración nos honra el presentar por primera vez, de la mano del
Fogolâr Furlan Mar del Plata las obras seleccionadas del 5° Salón de Artes Plásticas
"Fogolâr Furlan", nunca antes en Buenos Aires.
• A la noche, para los más jóvenes se presenta por primera vez el grupo "Vieja
Vendetta" de Marco Cancian en nuestra sociedad.
• El domingo 8 a las 18 hs. galardona la inauguración el Concierto Sinfónico de la
Orquesta Sinfónica de la Policía Federal Argentina.
La Sociedad Friulana de Buenos Aires tiene ya 84 años de trayectoria.
El Fogolár Furlán -así se llama a los sitios de reunión de friulanos y también a la
típica cocina friulana con forma de fogón central donde las familias se reunían a
compartir la cena- que fué fundado en 1927 por inmigrantes para mantener vivas su
lengua y sus tradiciones es el más antiguo fuera de Italia, por lo que se lo conoce
como “la nona de los fogolares”
La Biblioteca se hizo gracias al aporte de la Provincia de Udine mediante el Ente
Friuli nel Mondo que agrupa a las asociaciones de friulanos en el mundo, y gracias a
la gestión de Emilio Crozzolo, presidente del Fogolâr fallecido el año pasado.
que hoy es Cividale.
Para más información 4501 0764 o al mail friulanabuenosaires@fibertel.com.ar


El pueblo Friulano habita lo que hoy se conoce como la región italiana de
Friuli-Venezia Giulia, al noreste de la península. Abarca desde el río Livenza al oeste,
hasta Eslovenia al este, y desde el mar Adriático al sur, hasta los Alpes Austríacos al
norte.
El origen del nombre “Friuli” es del latín “Forum Iulii” por los foros romanos que
Julio Cesar estableció en la ciudad de “Civitas Austriae”
idioma “friulano” es la fusión del latín con las lenguas celtas, germánicas y eslavas.
Argentina recibió una importantísima inmigración friulana desde la década de 1870
hasta la posguerra en la década de 1950 y es uno de los países donde hay mayor
cantidad de friulanos fuera del Friuli.

gentileza Cristina Borruto

ver fotos: http://www.facebook.com/media/set/?set=a.10150186913028961.309454.246778628960


El pañuelo del rey y el emigrante madrileño

Nicolás Castellanos
ISBN: 978-987-26485-5-8
wgt ediciones

Es una historia real, por su veracidad y por la implicancia de una prenda íntima de la realeza. La vida de un emigrante madrileño que se repartió entre España y Argentina y que tiene como signo especial la obtención de una prenda Real que usada como talismán, letrerá buena suerte por un lado pero temores y resquemores como resabio de épocas revanchistas en las cuales no se podía hablar de monarquía y mucho menos intentar un contacto para devolver la prenda.

PRIMO MAGGIO IN ARGENTINA

riflessioni di Antonio Bruzzese

In poche settimane celebriamo ricorrenze significative quali, il 25 aprile, 1° maggio, 2 giugno. Bilanci, valori, considerazioni che stimolano una attenta analisi della nostra storia presente.
Innanzitutto, l’immagine  che arriva dell’Italia. Stampa e opinione pubblica parlano delle feste del Premier, dell’immondizia a Napoli, della mafia.
Nella più grande collettività italiana e di origine ( 15 milioni su un totale di 40 ) solo dopo 12 anni abbiamo avuto una visita di un ministro degli esteri: Il ministro Frattini, persona rispettabile e gradita, si è però intrattenuto solo poche ore.
Un distacco , quello con l’Italia mai stato cosi’ grande, eppure gli italiani in Argentina sono il cuore del paese. Il 30% delle piccole e medie imprese sono di imprenditori italo-argentini, un livello di tutto riguardo nelle grandi imprese: auto, costruzioni, nel settore agro-alimentare persino in quello minerario.
Le nostre Istituzioni, Ambasciata, Consolati, Comites, Associazioni, Istituto di Cultura, le scuole, le Università a noi legate, rappresentano un insieme che, considerati i continui tagli, fanno miracoli per mantenere alto il legame con l’Italia nella lingua, cultura, tradizioni accanto a servizi che nella
collettività vengono svolti con attenzione e competenza dai patronati.
Avvertiamo una sorta di scomparsa dall’agenda politica di questa galassia di decine di milioni di
persone di origine italiana e dei 4 milioni e mezzo di italiani che vivono all’estero.
Ciò nonostante la presenza e l’attività di 18 parlamentari eletti nella Circoscrizione Estero.
Nel reclamare diritti si chiede un maggiore presenza dello Stato italiano, nella lingua, cultura,
nell’assistenza sanitaria, nelle pensioni,  un trattamento fiscale più equo, un forte rapporto tra
lo Stato italiano con le imprese e i suoi imprenditori.
Purtroppo, constatiamo ancora che il sistema di tutela sociale è ridotto ai minimi termini. Ricordo  le Convenzioni bilaterali di sicurezza sociale in America Latina: quella con l’Argentina è in vigore da 1984; con il Brasile dal 1977; con l’Uruguay dal 1985; con il Venezuela dal 1991. Con il Cile, Messico, Perù e Ecuador non sono mai state firmate.
In alcuni casi vere e proprie inadempienze, come quello dell’importo aggiuntivo di 154 Euro che non viene erogato da più di 10 anni.
Osservo una attenzione smisurata nella  “ riforma Cgie- Comites”. Accanto a modifiche necessarie, mi pare di scorgere una filosofia liquidatoria di una importante stagione di partecipazione politica da parte delle nostre comunità all’estero.
Occorre guardare con urgenza ai cambiamenti in atto. Mentre non si può più parlare di emigrazione cosí, come si è sviluppata fino a qualche tempo fa, dobbiamo affrontare , non solo nei convegni, i diritti di decine di migliaia di migranti, a seguito di imprese, giovani che si muovono per studio e lavoro. Un vero esercito con permanenze non lunghe di anni, in più paesi e senza diritti.
In questo contesto inizieremo a lavorare per elaborare delle proposte a favore dei “ Migranti”. Un lavoro che metterà insieme “vecchi e nuovi diritti del lavoro in un mondo globalizzato”
Non possono mancare annotazioni e riflessioni sul tema del lavoro. La fine del XX secolo ha registrato l’inizio di un imponente processo di globalizzazione , di cui è difficile ancora oggi prevedere le effettive conseguenze. Il rischio é che la produzione dei paesi emergenti non possa essere assorbita dai paese sviluppati, in considerazione di una costante riduzione del reddito a disposizione. Nel sostenere il sistema famiglia, i risparmi del passato vengono consumati per i bisogni dell’oggi.
Il grande tema è il lavoro scomparso. Una intera generazione di giovani che non è mai entrata
nel mercato del lavoro anche se ancora non ne è uscita. Giovani senza futuro.
Il “diritto” del lavoro e della sua centralità non è solo il riconoscimento immediato della prestazione fornita dal singolo lavoratore, ma trova il fondamento nel valore sociale del lavoro, in quanto suscettibile di soddisfare bisogni altrui e di fornire strumenti per il lavoro futuro: lavoro di tutti per tutti, lavoro di oggi per quello di domani.
La crisi dello sviluppo è in definitiva la perdita del valore lavoro. I fenomeni che  sembrano caratterizzare questa svolta riguardano soprattutto la crisi della rappresentanza sociale dei lavoratori e un forte indebolimento dei sistemi di Welfar  dei paesi più economicamente avanzati.
In questi ultimi decenni la contrattazione sindacale ha posto una particolare attenzione alla
tutela degli occupati , con il rischio di non occuparsi abbastanza del diritto di tutti al lavoro.
E’ indispensabile , per il movimento sindacale rivedere la propria azione. La globalizzazione
pone dei seri problemi. Marchionne non ha minacciato di portare Mirafiori in India ma in Canada.
In queste ore apprendiamo che siamo in  ripresa specie nel confronto con l’Europa. Continua il teatrino delle cifre. Ai dati della disoccupazione sarà bene aggiungere quelli della cassa intergrazione che per centinaia di migliaia di lavoratori rappresenta una condizione di disoccupazione strutturale. Le tutele vanno ridisegnate sapendo che bisogna soddisfare l’esercito dei giovani senza futuro.
Sul piano politico lo scenario è desolante, direi disperato. La questione sociale è scomparsa. Corriamo da anni dietro le vicende del Premier , credo con qualche esagerazione, tralasciando il futuro del Paese Italia. Il risultato è che diventa sempre più forte. Perche? Sarà utile farci qualche domanda e trovare come uscire dal coma.
La festa del primo maggio deve essere un momento di consapevolezza di questa nuova centralità
del lavoro, della necessità di organizzare con particolare attenzione coloro che non hanno diritti
e rischiano di bruciare la propria esistenza tra marginalità e solitudine.

Un caro saluto
Antonio Bruzzese
Presidente Patronato Inca  Argentina                                                  Buenos Aires 30 aprile 2011 

Sección Gallega Castelao


Las bibliotecas de Mar de Plata permiten acercarse a la literatura y a la cultura gallega a través de la sección gallega Castelao, creada con fondos donados por la Xunta de Galicia

La Secretaría de Cultura de Mar de Plata  (Argentina) y la Consellería de Cultura y Turismo, a través de la Dirección General del Libro, Bibliotecas y Archivos impulsan una iniciativa que distribuirá 900 libros entre los distintos centros de lectura municipales


Mar del Plata (Argentina), 30 de abril de 2011.- La colaboración entre la Xunta de Galicia y el Municipio de General Pueyrredón permitió que las bibliotecas de la ciudad argentina de Mar de Plata ofrezcan la posibilidad de acercarse a la literatura y a la cultura gallega a través de la nueva Sección Gallega ‘Castelao’, creada con fondos bibliográficos donados por la Xunta de Galicia. La Consellería de Cultura y Turismo, a través de la Dirección General del Libro, Bibliotecas y Archivos distribuirá un total de 900 libros entre los distintos centros de lectura municipales.
En el marco de la XXXVII edición de la Feria Internacional del Libro de Buenos Aires, el director general del Libro, Bibliotecas y Archivos, Francisco López, aseguró que esta iniciativa manifiesta “el compromiso de la Xunta de Galicia y el apoyo al libro como sector estratégico de nuestra sociedad y como elemento clave en la configuración de nuestra cultura”. Según afirmó Francisco López, “la industria editorial gallega es una de las más importantes de nuestro país”. Respeto a los 900 libros que la Dirección General del Libro, Bibliotecas y Archivos distribuirá en las bibliotecas de Mar de Plata, destacó que corresponden “a los fondos adquiridos por la Xunta de Galicia”, en los que se integran “todos los géneros y están representados los grandes escritores gallegos”.
Francisco López destacó esta iniciativa, que se pone en marcha ahora, como un “manera de promocionar la lectura, la literatura y también nuestra lengua mas allá de nuestras fronteras”. “Una manera de dar a conocer en profundidad a los grandes escritores que tenemos en Galicia y a una cultura que consiguió evolucionar en un proceso rapidísimo ya que en pocas décadas pasó a desarrollar una actividad editorial de enorme calidad sobre la base de una tradición literaria muy sólida”. Francisco López mostró su convencimiento de que la Sección Gallega ‘Castelao’ “estrechará el vínculo de unión con todas las colectividades gallegas en Argentina”.
El director general manifestó que gracias a la colaboración con la Secretaría de Cultura de la Municipalidad de General Pueyrredón se consigue que “los grandes nombres de la literatura gallega adquieran una mayor presencia en los centros de lectura de la ciudad de Mar del Plata”. Así mismo, Francisco López recordó que “Mar del Plata cuenta desde 1928 con un centro gallego” y apuntó como “a partir de ahora va a contar también y a través de esta donación con un nuevo reconocimiento de nuestra literatura”. “Como gallegos estamos orgullosos de lo entregado pero también sentimos una enorme gratitud por lo recibido”, añadió el director general.


Actividades programadas
La Xunta de Galicia promueve la presencia del libro gallego en la XXXVII edición de la Feria Internacional del Libro de Buenos Aires, considerada como uno de los eventos culturales y editoriales más importantes de Latinoamérica. La feria se convertirá hasta el 9 de mayo en el lugar de encuentro entre autores, editores, libreros, distribuidores, educadores, bibliotecarios, científicos y más de 1,2 millones de lectores de todo el mundo. Como cada año, Galicia envía una delegación institucional y profesional con la que busca consolidar la presencia del libro gallego en el exterior y dar a conocer las últimas novedades editoriales. Dada la importancia de la comunidad gallega en la capital argentina, la iniciativa resulta especialmente importante, por los vínculos establecidos a ambos lados del Atlántico.
La industria editorial gallega cuenta con un expositor compartido con el Centro Gallego de Buenos Aires, sufragado por la Consellería de Cultura y Turismo, que consistirá en un expositor de 40 m2, con un diseño de calidad y una equipación acorde con la imagen que se desea transmitir, de profesionalidad, innovación y personalidad propia definida. El expositor servirá para la presentación de las novedades de un total de 15 editoriales gallegas: que presentarán sus novedades en la FIL de Buenos Aires son: Galaxia, Everest, Kalandraka, Obradoiro gráfico, Biblos, Sotelo Blanco, Ir Indo, Bahía edicións, Xerais, Ideas propias, Espiral maior, Linteo, Toxosoutos, Patito editorial y Oqo. Entre las actividades programadas, destacaron, además de la puesta en marcha de la Sección Gallega “Castelao”, la actuación de Cándido Pazó, una videoconferencia con el escritor Xosé Neira Vilas y las conferencias de Víctor Freixanes sobre Cunqueiro y sobre periodismo en Galicia

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As bibliotecas de Mar del Plata permiten achegarse á literatura e á cultura galega a través da sección galega ‘Castelao’, creada con fondos doados pola Xunta de Galicia

A Secretaría de Cultura de Mar del Plata (Arxentina) e a Consellería de Cultura e Turismo, a través da Dirección Xeral do Libro, Bibliotecas e Arquivos impulsan unha iniciativa que distribuirá 900 libros entre os distintos centros de lectura municipais

Mar de Plata (Arxentina), 30 de abril de 2011.- A colaboración entre a Xunta de Galicia e a Municipalidade de General Pueyrredón permitiu que as bibliotecas da cidade arxentina de Mar del Plata ofrezan a posibilidade de achegarse á literatura e á cultura galega a través da nova Sección Galega ‘Castelao’, creada con fondos bibliográficos doados pola Xunta de Galicia. A Consellería de Cultura e Turismo, a través da Dirección Xeral do Libro, Bibliotecas e Arquivos distribuirá un total de 900 libros entre os distintos centros de lectura municipais.


No marco da XXXVII edición da Feira Internacional do Libro de Bos Aires, o director xeral do Libro, Bibliotecas e Arquivos, Francisco López, asegurou que esta iniciativa manifesta “o compromiso da Xunta de Galicia e o apoio ao libro como sector estratéxico da nosa sociedade e como elemento clave na configuración da nosa cultura”. Segundo afirmou Francisco López, “a industria editorial galega é unha das máis importantes do noso país”. Respecto aos 900 libros que a Dirección Xeral do Libro, Bibliotecas e Arquivos distribuirá nas bibliotecas de Mar del Plata, destacou que corresponden “aos fondos adquiridos pola Xunta de Galicia”, nos que se integran “todos os xéneros e están representados os grandes escritores galegos”.
Francisco López salientou esta iniciativa, que se pon en marcha agora, como un “xeito de promocionar a lectura, a literatura e tamén a nosa lingua mais aló das nosas fronteiras”. “Un xeito de dar a coñecer en profundidade aos grandes escritores que temos en Galicia e a unha cultura que conseguiu evolucionar nun proceso rapidísimo xa que en poucas décadas pasou a desenvolver unha actividade editorial de enorme calidade sobre a base dunha tradición literaria moi sólida”. Francisco López amosou o seu convencemento de que a Sección Galega ‘Castelao’ “estreitará o vínculo de unión con todas as colectividades galegas en Arxentina”.
O director xeral manifestou que grazas a colaboración coa Secretaría de Cultura da Municipalidade de General Pueyrredón conséguese que “os grandes nomes da literatura galega adquiran unha maior presenza nos centros de lectura da cidade de Mar del Plata”. Asemade, Francisco López recordou que “Mar del Plata conta desde 1928 cun centro galego” e apuntou como “a partir de agora vai a contar tamén e a través desta doazón cun novo recoñecemento da nosa literatura”. “Como galegos estamos orgullosos do entregado pero tamén sentimos unha enorme gratitude polo recibido”, engadiu o director xeral.


Actividades programadas
A Xunta de Galicia promove a presenza do libro galego na XXXVII edición da Feira Internacional do Libro de Bos Aires, considerada como un dos eventos culturais e editoriais máis importantes de Latinoamérica. A feira estase a converter ata o 9 de maio no lugar de encontro entre autores, editores, libreiros, distribuidores, educadores, bibliotecarios, científicos e máis de 1,2 millóns de lectores de todo o mundo. Coma cada ano, Galicia envía unha delegación institucional e profesional coa que busca consolidar a presenza do libro galego no exterior e dar a coñecer as últimas novidades editoriais. Dada a importancia da comunidade galega na capital arxentina, a iniciativa resulta especialmente importante, polos vencellos establecidos a ambos os lados do Atlántico.
A industria editorial galega conta cun expositor compartido co Centro Galego de Bos Aires, sufragado pola Consellería de Cultura e Turismo, que consistirá nun expositor de 40 m2, cun deseño de calidade e un equipamento acorde coa imaxe que se desexa transmitir, de profesionalidade, innovación e personalidade propia definida. O expositor servirá para a presentación das novidades dun total de 15 editoriais galegas: que presentarán as súas novidades na FIL de Bos Aires son: Galaxia, Everest, Kalandraka, Obradoiro gráfico, Biblos, Sotelo Balnco, Ir Indo, Baía edicións, Xerais, Ideas propias, Espiral maior, Linteo, Toxosoutos, Patito editorial e Oqo. Entre as actividades programadas, destacaron, ademais da posta en marcha da Sección Galega “Castelao”, a actuación de Cándido Pazó, unha videoconferencia co escritor Xosé Neira Vilas e as conferencias de Víctor Freixanes sobre Cunqueiro e sobre xornalismo en Galicia.

Gabinete de Comunicación da Consellería de Cultura e Turismo
San Caetano-Bloque 3-2º - 15781 Santiago de Compostela
Tel.: 981-544806/ 981-545820
Correo-e:
prensa.cultura.turismo@xunta.es

Crónicas de la emigración

El Grupo de Comunicación Galicia en el Mundo SL Se complace en invitarle a la presentación de su colección de libros “Crónicas de la emigración” y de
documentales “Herederos del Pasado” que tendrá lugar en la Feria del Libro de Buenos Aires el próximo día 29 de abril a las 19.00 horas, Sala Roberto Arlt.
En este acto estarán presentes la directora general de la Ciudadanía Española en el Exterior del Gobierno de España, doña Pilar Pin; el secretario de
Cultura de la Nación, don Jorge Coscia; el director general del “Grupo de comunicación de Galicia en el Mundo”, don Luis Vaamonde; el escritor y documentalista don
Lois Pérez Leira y el escritor y Comandante del Tercio de Gallegos, don Horacio Vázquez.

37ª Feria Internacional del Libro de Buenos Aires
VIERNES 29 DE ABRIL DE 2011 DE 19 A 20,30 HS.

ver fotos tomadas por MGR:http://www.facebook.com/photo.php?fbid=10150186168113961&set=a.10150186160373961.309179.246778628960&type=1&theater







viernes, 29 de abril de 2011

Antoloxía da literatura galega

Cultura e Turismo entrega na Feira do Libro de Bos Aires a Antoloxía da literatura galega para “presentala ao mundo”

O director xeral do Libro, Bibliotecas e Arquivos, Francisco López, entregou exemplares da ‘Antoloxía da literatura galega [1196-1981]’, en edición bilingüe inglés-galego, publicada pola Xunta de Galicia en colaboración coas editoriais Galaxia e Xerais, que reúne cincuenta e cinco textos de diversos xéneros e de autores de todas as épocas

A Subsecretaria de Cultura do Goberno da Cidade, Josefina Delgado, recibiu en persoa os exemplares para a “Biblioteca Rosalía de Castro” da rede pública
Ao remate da entrega dos exemplares da Antoloxía, o actor Cándido Pazó realizou unha presentación da súa peza ‘Cunqueiradas’

Bos Aires (Arxentina), 29 de abril de 2011.- A Consellería de Cultura e Turismo da Xunta, a través do director xeral do Libro, Bibliotecas e Arquivos, Francisco López, entregou este xoves na Feira do Libro de Bos Aires varios exemplares da Anthology of galician literature. Antoloxía da literatura galega [1196-1981], en edición bilingüe inglés-galego, editada por Jonhathan Dunne e publicada pola Xunta de Galicia en colaboración coas editoriais Galaxia e Xerais. Esta obra reúne 55 textos de 40 autores das letras en lingua galega, dende a cantiga medieval de Mendinho, universalmente coñecida, ata as grandes figuras do noso Rexurdimento, os creadores e pensadores agrupados na Xeración Nós, a magnífica narrativa desenvolvida no século XX, xunto cunha actividade poética do maior interese, completado todo coa eclosión das últimas décadas.

O director xeral do Libro, Bibliotecas e Arquivos, Francisco López; o director de Galaxia, Víctor Fernández Freixanes; e o representante da Asociación Galega de Editores (AGE), Xelasio Suárez Santiso, fixeron entrega de preto de 20 volumes desta obra aos máximos representantes das institucións senlleiras da emigración en Bos Aires e á Subdirectora de Cultura do Goberno da Cidade, Josefina Delgado, quen recibiu en persoa os exemplares que se incorporarán aos fondos da Biblioteca Rosalía de Castro existente na rede pública municipal de Bos Aires.
Segundo Francisco López, esta obra “ten moito significado para Galicia, porque é un gran paso de cara a que a escrita galega ocupe o seu espazo no contexto mundial, nas novas dinámicas de intercambio de linguas e culturas, cara ao que avanzamos cada vez con máis velocidade”. Para a Consellería de Cultura e Turismo esta antoloxía ofrece, segundo López, “unha vertente de proxección exterior das nosas letras que nos da a posibilidade de afondar un pouco máis na nosa filosofía de manter actualizado un sistema literario de calidade”. Asemade, o director do Libro avanzou que se está a traballar na segunda parte desta antoloxía.

Pola súa banda, Víctor Freixanes destacou que esta antoloxía naceu coa vocación de “levar a literatura galega polo mundo, alí onde haxa estudos de galego, lusofonía, literatura e crítica literaria”. Nomeadamente –dixo- “dirixímonos ao ámbito inglés”, para que “podan ter unha mostra do que é a literatura do noso país, por eso se fixo nunha edición bilingüe para poder chegar a todas as universidades, centros de estudos e investigación do mundo”. Para Freixanes, a gran afluencia de público e de colectivos que acudiron a esta presentación “son o exemplo de que Galicia está viva a 10.000 quilómetros de distancia” e do que os galegos poden “sentirse orgullosos de ter unha nación espallada polo mundo”.

No acto celebrado no salón Javier Villafañe, tamén recolleron o seu exemplar da Antoloxía os máximos representantes do Centro Galego, Instituto Arxentino de Cultura Galega, Centro Galicia de Bos Aires, Fundación Galicia-América, Federación de Asociacións Galegas da República Arxentina, Biblioteca Galega de Bos Aires, Unión de Sociedades Galegas, Fundación Manuel Púente, Grupo de Lectores galegos de Bos Aires, Tezo da Fala e Santa Comba de Xallas.

‘Cunqueiradas’
Ao remate da entrega dos exemplares da Antoloxía, o actor Cándido Pazó realizou a presentación da súa peza Cunqueiradas. Pazó salientou a experiencia de ter actuado en tres escenarios da cidade de Bos Aires e confesouse sorprendido de atoparse aquí unha colectividade “viva e activa”. Trala súa actuación, agradeceu ao público o agarimo recollido nestes días.


Autores de referencia
A Antoloxía da literatura galega (1196-1981) editada por Jonhathan Dunne e publicada pola Xunta de Galicia en colaboración con Xerais e Galaxia, reúne cincuenta e cinco textos. Neste volume bilingüe galego-inglés aparecen representados todos os períodos e xéneros literarios, desde a época medieval ata o século vinte. O proxecto naceu para espallar a creación literaria en lingua galega polos grandes ámbitos académicos e profesionais onde as letras circulan: universidades, centros de estudos, lectores de lingua galega, asociacións de tradutores, críticos literarios, medios de comunicación especializados, editoras comerciais, bibliotecas e feiras internacionais.


Esta obra está composta por textos de seis autores anónimos e doutros corenta autores: Mendinho, Martin Códax, Pedro Meogo, Dom Dinis, Fernan Velho, Alfonso X, Fernán Martís, Pedro Vázquez de Neira, Gabriel Feixoo de Araúxo, Martín Sarmiento, Francisco Añón, Rosalía de Castro, Manuel Curros Enríquez, Eduardo Pondal, Valentín Lamas Carvajal, Ramón Cabanillas, Antonio Noriega Varela, Luis Amado Carballo, Manuel Antonio Varela, Luis Amado Carballo, Manuel Antonio, Fermín Bouza-Brey, Federico García Lorca, Vicente Risco, Ramón Otero Pedrayo, Rafael Dieste, Castelao, Ánxel Fole, Álvaro Cunqueiro, Xosé Luis Méndez Ferrín, Eduardo Blanco Amor, Carlos Casares, Xosé Neira Vilas, Ramón Piñeiro, Celestino Fernández de la Vega, María Xosé Queizán, Aquilino Iglesia Alvariño, Luis Pimentel, Xosé María Díaz Castro, Celso Emilio Ferreiro, Manuel María e Uxío Novoneyra. A escolma foi feita por escritores e expertos de recoñecido prestixio e foron traducidos ao inglés por especialistas na materia.
Jonathan Dunne é editor, ensaísta e tradutor, formado na escola da Filoloxía Clásica da Universidade de Oxford, está vencellado dende hai anos á literatura e cultura galega. É autor de libros como Even Though That e The DNA of English Language, recibiu numerosos premios polo seu traballo, e traduciu para o inglés obras de Carme Riera, Alicia Jiménez-Bartlett, Enrique Vila-Matas ou Manuel Rivas, entre outros. Na actualidade dirixe a editorial Small Stations Press.
 


Cultura y Turismo entrega en la Feria del Libro de Buenos Aires la Antología de la literatura gallega para "presentarla al mundo"

El director general del Libro, Bibliotecas y Archivos, Francisco López, entregó ejemplares de la ‘Antología de la literatura gallega [1196-1981]’, en edición bilingüe inglés-gallego, publicada por la Xunta de Galicia en colaboración con las editoriales Galaxia y Xerais, que reúne cincuenta y cinco textos de diversos géneros y de autores de todas las épocas

La Subsecretaria de Cultura del Gobierno de la Ciudad, Josefina Delgado, recibió en persona los ejemplares para la “Biblioteca Rosalía de Castro” de la red pública

Al final de la entrega de los ejemplares de la Antología, el actor Cándido Pazó realizó una presentación de su pieza ‘Cunqueiradas’

Buenos Aires (Argentina), 29 de abril de 2011.- La Consellería de Cultura y Turismo de la Xunta, a través del director general del Libro, Bibliotecas y Archivos, Francisco López, entregó este jueves en la Feria del Libro de Buenos Aires varios ejemplares de la Anthology of galician literature. Antología de la literatura gallega [1196-1981], en edición bilingüe inglés-gallego, editada por Jonhathan Dunne y publicada por la Xunta de Galicia en colaboración con las editoriales Galaxia y Xerais. Esta obra reúne 55 textos de 40 autores de las letras en lengua gallega, desde la cantiga medieval de Mendinho, universalmente conocida, hasta las grandes figuras de nuestro Resurgimiento, los creadores y pensadores agrupados en la Generación Nos, la magnífica narrativa desarrollada en el siglo XX, junto con una actividad poética del mayor interés, completado todo con la eclosión de las últimas décadas.

El director general del Libro, Bibliotecas y Archivos, Francisco López; el director de Galaxia, Víctor Fernández Freixanes; y el representante de la Asociación Gallega de Editores (AGE), Xelasio Suárez Santiso, hicieron entrega de cerca de 20 volúmenes de esta obra a los máximos representantes de las instituciones singulares de la emigración en Buenos Aires y a la Subdirectora de Cultura del Gobierno de la Ciudad, Josefina Delgado, quien recibió en persona los ejemplares que se incorporarán a los fondos de la Biblioteca Rosalía de Castro existente en la red pública municipal de Buenos Aires.

Según Francisco López, esta obra “tiene mucho significado para Galicia, porque es un gran paso de cara a que la escritura gallega ocupe su espacio en el contexto mundial, en las noticias dinámicas de intercambio de lenguas y culturas, hacia el que avanzamos cada vez con más velocidad”. Para la Consellería de Cultura y Turismo esta antología ofrece, según López, “una vertiente de proyección exterior de nuestras letras que nos da la posibilidad de ahondar un poco más en nuestra filosofía de mantener actualizado un sistema literario de calidad”. Al mismo tiempo, el director del Libro avanzó que se está a trabajar en la segunda parte de esta antología.

Por su parte, Víctor Freixanes destacó que esta antología nació con la vocación de “llevar la literatura gallega por el mundo, allí donde haya estudios de gallego, lusofonía, literatura y crítica literaria”. Nombradamente –dijo- “nos dirigimos al ámbito inglés”, para que “puedan tener una muestra de lo  que es la literatura de nuestro país, por eso se hizo en una edición bilingüe para poder llegar a todas las universidades, centros de estudios e investigación del mundo”. Para Freixanes, la gran afluencia de público y de colectivos que acudieron a esta presentación “son el ejemplo de que Galicia está viva a 10.000 kilómetros de distancia” y del que los gallegos pueden “sentirse orgullosos de tener una nación desperdigada por el mundo”.

En el acto celebrado en el salón Javier Villafañe, también recogieron su ejemplar de la Antología los máximos representantes del Centro Gallego, Instituto Argentino de Cultura Gallega, Centro Galicia de Buenos Aires, Fundación Galicia-América, Federación de Asociaciones Gallegas de la República Argentina, Biblioteca Gallega de Buenos Aires, Unión de Sociedades Gallegas, Fundación Manuel Puente, Grupo de Lectores gallegos de Buenos Aires, Tezo da Fala y Santa Comba de Xallas.

‘Cunqueiradas’
Al final de la entrega de los ejemplares de la Antología, el actor Cándido Pazó realizó la presentación de su pieza Cunqueiradas. Pazó destacó la experiencia de haber actuado en tres escenarios de la ciudad de Buenos Aires y se confesó sorprendido de encontrarse aquí una colectividad “viva y activa”. Trala su actuación, agradeció al público el cariño recogido en estos días.


Autores de referencia
La Antología de la literatura gallega (1196-1981) editada por Jonhathan Dunne y publicada por la Xunta de Galicia en colaboración con Xerais y Galaxia, reúne cincuenta y cinco textos. En este volumen bilingüe gallego-inglés aparecen representados todos los períodos y géneros literarios, desde la época medieval hasta el siglo veinte. El proyecto nació para desparramar la creación literaria en lengua gallega por los grandes ámbitos académicos y profesionales donde las letras circulan: universidades, centros de estudios, lectores de lengua gallega, asociaciones de traductores, críticos literarios, medios de comunicación especializados, editoras comerciales, bibliotecas y ferias internacionales.


Esta obra está compuesta por textos de seis autores anónimos y de otros cuarenta autores: Mendinho, Martin Códax, Pedro Meogo, Dom Dinis, Fernan Velho, Alfonso X, Fernán Martís, Pedro Vázquez de Neira, Gabriel Feixoo de Araúxo, Martín Sarmiento, Francisco Añón, Rosalía de Castro, Manuel Curros Enríquez, Eduardo Pondal, Valentín Lamas Carvajal, Ramón Cabanillas, Antonio Noriega Varela, Luis Amado Carballo, Manuel Antonio Varela, Luis Amado Carballo, Manuel Antonio, Fermín Bouza-Brey, Federico García Lorca, Vicente Risco, Ramón Otero Pedrayo, Rafael Dieste, Castelao, Ánxel Fole, Álvaro Cunqueiro, Xosé Luis Méndez Ferrín, Eduardo Blanco Amor, Carlos Casares, Xosé Neira Vilas, Ramón Piñeiro, Celestino Fernández de la Vega, María Xosé Queizán, Aquilino Iglesia Alvariño, Luis Pimentel, Xosé María Díaz Castro, Celso Emilio Ferreiro, Manuel María y Uxío Novoneyra. La antología fue hecha por escritores y expertos de reconocido prestigio y fueron traducidos al inglés por especialistas en la materia.

Jonathan Dunne es editor, ensayista y traductor, formado en la escuela de la Filología Clásica de la Universidad de Oxford, está vinculado desde hace años a la literatura y cultura gallega. Es autor de libros como Even Though That y The DNA of English Language, recibió numerosos premios por su trabajo, y tradujo para el inglés obras de Carme Riera, Alicia Jiménez-Bartlett, Enrique Vila-Matas o Manuel Rivas, entre otros. En la actualidad dirige la editorial Small Stations Press.
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jueves, 28 de abril de 2011

Wakolda

"No fue la forma en que lo dijo. Fue la mirada, un instante apenas, de reojo. Le heló la sangre. Por un parpadeo no fue el caballero refinado y aristocrático que la tenía encandilada. Fue el otro -el asesino más sádico de todos los tiempos- el que la hizo retroceder sobre sus pasos y alejarse hacia el bosque sin pensar en qué dirección iba." En el verano de 1959, un médico alemán conoce a una familia argentina en la región más desolada de la Patagonia. El viajero no es otro que Josef Mengele. Esta familia revive en él todas las obsesiones relacionadas con la pureza y la perfección. En especial Lilith, una adolescente con un cuerpo demasiado pequeño para su edad. La fascinación es mutua: en pleno despertar sexual, Lilith siente una inquietante atracción por ese forastero. Esta asombrosa novela de Lucía Puenzo combina con audacia las referencias históricas a una originalísima ficción moderna. Su perspicaz mirada sobre los pliegues menos visibles de la personalidad y su atención a los detalles y las tonalidades de la vida cotidiana se unen en Wakolda a la construcción de una trama que atrapa al lector en un clima tan cautivante como siniestrohttp://www.tematika.com/libros/ficcion_y_literatura--1/novelas--1/argentina--3/wakolda--529915.htm.

martes, 26 de abril de 2011

Promoción do libro galego na Feira Internacional do Libro

Galicia protagoniza unha intensa semana de actividades de promoción do libro galego na XXXVII edición da Feira Internacional do Libro de Bos Aires

O espazo promocional instalado pola Xunta de Galicia, en colaboración co Centro Galego de Bos Aires, ofrece a posibilidade de achegarse ás novidades dun total de 15 editoriais galegas. Ao longo desta semana, a delegación galega desenvolverá diferentes actividades co obxectivo de consolidar a presenza do libro galego no exterior
O director xeral do Libro, Bibliotecas e Arquivos, Francisco López, participou na primeira das actividades programadas, a presentación de “O libro das Seniguais e o único Senigual”, obra da escritora arxentina de orixe galega, María Rosa Lojo, editada en galego por Galaxia
A directora de cultura da Fundación El Libro, organizadora da feira, agradeceu á Xunta a súa participación, á que cualificou “mellor cada ano”

Bos Aires (Arxentina), 26 de abril de 2011.- A Xunta de Galicia está a promover cun intenso calendario de actividades a presenza do libro galego na XXXVII edición da Feira Internacional do Libro de Bos Aires, considerada como un dos eventos culturais e editoriais máis importantes de Latinoamérica. En colaboración co Centro Galego de Bos Aires, a Xunta de Galicia instalou un espazo promocional de 40 m2 que está a servir para presentar as novidades dun total de 15 editoriais galegas: Galaxia, Everest, Kalandraka, Obradoiro gráfico, Biblos, Sotelo Balnco, Ir Indo, Baía edicións, Xerais, Ideas propias, Espiral maior, Linteo, Toxosoutos, Patito editorial e Oqo. Como material de promoción, distribúense os catálogos da edición galega, entre os que destaca o Catálogo do libro infantil e xuvenil –Galician Books for Childrens & Young People–, e folletos promocionais da Cidade da Cultura de Galicia. De xeito permanente, na pantalla do expositor de Galicia exhíbense vídeos relativos á infraestrutura cultural deseñada polo arquitecto estadounidense Peter Eisenman; á promoción de Galicia como destino turístico, a través da campaña Galicia, gárdasme o segredo?, e á conmemoración neste 2011 do Ano da Música de Galicia.
No marco da presenza institucional da Xunta de Galicia na trixésimo sétima Feira Internacional do Libro de Bos Aires, a Consellería de Cultura e Turismo do Goberno galego desenvolverá ata o vindeiro sábado unha serie de actividades para afondar a difusión da cultura e o libro galego na capital arxentina. Deste xeito, o director xeral do Libro, Bibliotecas e Arquivos, Francisco López, vén de participar na primeira das actividades programadas: a presentación de “O libro das Seniguais e o único Senigual”, da escritora María Rosa Lojo. A obra, editada por Galaxia, defínese como un suxestivo e curioso volume en formato álbum, dirixido a público de todas as idades e escrito por unha arxentina filla dun galego exiliado. O acto tivo lugar na Sala Alfonsina Storni da Feira Internacional do Libro de Bos Aires.
Durante a presentación, a directora de actividades culturais da Fundación El Libro -encargada da organización da feira-, Nelly Espiño, tomou a palabra para gabar a calidade do libro presentado e do evento multimedia organizado para tal efecto. Así mesmo, agradeceu especialmente á Xunta de Galicia a súa presenza institucional cada ano e destacou a calidade das producións presentadas no seu espazo.
O director xeral de Galaxia, Víctor Freixanes, foi o encargado de presentar o libro, destacando a calidade literaria de María Rosa Lojo e poñendo de releve o novo formato utilizado na narración no libro. Segundo destacou, esta obra, publicada en galego e en Galicia para o público local, é o inicio dun proxecto que pretende crear unha rede de escritores galegos, fillos ou netos de emigrantes, que traballan no seu idioma e coa súa cultura arredor do mundo. Neste contexto, adiantou que existe o proxecto de crear un selo editorial de Galaxia en cada país onde haxa una forte presenza de emigración galega para permitir, ao tempo, rescatar a produción que se fai fóra das fronteiras galegas e achegar a literatura galega a todo o mundo.
María Rosa Lojo é considerada unha das voces literarias máis poderosas do mundo hispanoamericano e o seu vencello con Galicia vén de lonxe. No ano 2006 publicou en Galaxia A fin da terra. Neste libro -con reminiscencias afastadas aos Cronopios e Famas de Cortázar- a autora presenta un xogo lírico dunha estrema beleza arredor dunha especie (imaxinaria ou non, velaí un dos engados do libro), as seniguais, que existen por todo o mundo pero que teñen a súa orixe en determinadas figuras do imaxinario tradicional galego: as meigas, as bruxas, e as fadas dos bosques.
Galicia aparece con moita forza no libro, ao arrancar a acción de Fisterra e ao estar protagonizada por unha nena, Isolina, de orixe galega. Concibido narrativamente dende un punto de vista circular, a historia remata volvendo de novo a Fisterra e a Galicia. A obra pretende achegarse ao lector mediante unha frondosa lírica e imaxinación que, ademais de contarnos todo o que cómpre saber sobre estes enigmáticos seres, critica a violencia humana e o fanatismo; ofrecendo unha pluralidade de lecturas segundo o chanzo de idade dos lectores e lectoras que se acheguen ao libro. Os cativos lerán unha historia marabillosa sobre seres marabillosos. Os adultos serán quen de ver todo o que hai por debaixo e que a autora, sutilmente, quere transmitir.
O libro está ilustrado pola artista Leonor Beuter -filla de María Rosa Lojo- a toda cor, buscando tirar do prelo non só un libro fermoso senón unha obra de alta calidade literaria, artística e editorial. Nas súas ilustracións, enchoupadas do mesmo lirismo imaxinativo do texto, a artista recorre a unha técnica pictórica que lembra o punto de cruz.


Traxectoria das autoras


María Rosa Lojo (Bos Aires, 1954) é escritora e académica. Ten publicados vinte e tres libros de literatura e investigación. Entre os títulos de ficción, figuran as súas novelas A paixón dos nómades, A princesa federal, Unha Muller de fin de século, As libres do Sur, Finisterre, Árbore de familia e os contos Historias ocultas da Recoleta, Amores insólitos e Corpos resplandecentes, entre outros. Xunto á súa filla, a artista plástica Leonor Beuter, vén de publicar en lingua galega O Libro das Seniguais e do único Senigual .
Obtivo, entre outros, o Primeiro Premio de Poesía da Feira do Libro de Bos Aires (1984), Premio do Fondo Nacional das Artes en conto (1985), e en novela (1986), Segundo Premio Municipal de Poesía de Bos Aires, Primeiro Premio Municipal de Bos Aires “Eduardo Mallea”, en narrativa (1996), pola novela A paixón dos nómades. Recibiu varios premios á traxectoria: Premio do Instituto Literario e Cultural Hispánico de California (1999), Premio Kónex ás figuras das Letras arxentinas (1994-2003), Premio Nacional “Esteban Echeverría” 2004, por toda a súa obra narrativa, a Medalla da Hispanidade (2009) e a Medalla do Bicentenario do Goberno da Cidade de Bos Aires (2010). A súa obra foi traducida ao inglés, italiano, francés, galego e tailandés.


Leonor Beuter (Bos Aires, 1983) é artista plástica e fotógrafa. Integra o colectivo de arte ENEBRA, que se dedica á intervención de espazos e realización de instalacións para un sitio especifico, como fixeran Como en Casa, 2010; Intervención ascensores Banco Central, 2010; Proxecto Obeliscos Bicentenario do Banco Cidade, 2010, entre outras.
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Galicia protagoniza una intensa semana de actividades de promoción del libro gallego en la XXXVII edición de la Feria Internacional del Libro de Buenos Aires

El espacio promocional instalado por la Xunta de Galicia, en colaboración con el Centro Gallego de Buenos Aires, ofrece la posibilidad de acercarse a las novedades de un total de 15 editoriales gallegas. A lo largo de esta semana, la delegación gallega desarrollará diferentes actividades con el objetivo de consolidar la presencia del libro gallego en el exterior
El director general del Libro, Bibliotecas y Archivos, Francisco López, participó en la primera de las actividades programadas, la presentación de “El libro de las Siniguales y el único Somogial”, obra de la escritora argentina de origen gallego, María Rosa Lojo, editada en gallego por Galaxia
La directora de cultura de la Fundación El Libro, organizadora de la feria, agradeció a la Xunta su participación, a la que calificó “mejor cada año”


Buenos Aires (Argentina), 26 de abril de 2011.- La Xunta de Galicia está promoviendo con un intenso calendario de actividades la presencia del libro gallego en la XXXVII edición de la Feria Internacional del Libro de Buenos Aires, considerada como uno de los eventos culturales y editoriales más importantes de Latinoamérica. En colaboración con el Centro Gallego de Buenos Aires, la Xunta de Galicia instaló un espacio promocional de 40 m2 que está sirviendo para presentar las novedades de un total de 15 editoriales gallegas: Galaxia, Everest, Kalandraka, Obradoiro gráfico, Biblos, Sotelo Balnco, Ir Yendo, Bahía ediciones, Generales, Ideas propias, Gusanillo mayor, Linteo, Toxosoutos, Patito editorial y Oqo. Como material de promoción, se distribuyen los catálogos de la edición gallega, entre los que destaca el Catálogo del libro infantil y juvenil –Galician Books for Childrens & Young People–, y folletos promocionales de la Cidade da Cultura de Galicia. De manera permanente, en la pantalla del expositor de Galicia se exhiben venidlos relativos a la infraestructura cultural diseñada por el arquitecto estadounidense Peter Eisenman; a la promoción de Galicia como destino turístico, a través de la campaña Galicia, me guardas el secreto?, y a la conmemoración en este 2011 del Año de la Música de Galicia.
En el marco de la presencia institucional de la Xunta de Galicia en la trigésimo séptima Feria Internacional del Libro de Buenos Aires, la Consellería de Cultura y Turismo del Gobierno gallego desarrollará hasta el próximo sábado una serie de actividades para intensificar la difusión de la cultura y el libro gallego en la capital argentina. De este modo, el director general del Libro, Bibliotecas y Archivos, Francisco López, viene de participar en la primera de las actividades programadas: la presentación de “El libro de las Siniguales y el único Sinigual”, de la escritora María Rosa Lojo. La obra, editada por Galaxia, se define como un sugestivo y curioso volumen en formato álbum, dirigido a público de todas las edades y escrito por una argentina hija de un gallego exiliado. El acto tuvo lugar en la Sala Alfonsina Storni de la Feria Internacional del Libro de Buenos Aires.
Durante la presentación, la directora de actividades culturales de la Fundación El Libro -encargada de la organización de la feria-, Nelly Espiño, tomó la palabra para exaltar la calidad del libro presentado y del evento multimedia organizado para tal efecto. Asimismo, agradeció especialmente a la Xunta de Galicia su presencia institucional cada año y destacó la calidad de las producciones presentadas en su espacio.
El director general de Galaxia, Víctor Freixanes, fue el encargado de presentar el libro, destacando la calidad literaria de María Rosa Lojo y poniendo de relieve el nuevo formato utilizado en la narración en el libro. Según destacó, esta obra, publicada en gallego y en Galicia para el público local, es el inicio de un proyecto que pretende crear una red de escritores gallegos, hijos o netos de emigrantes, que trabajan en su idioma y con su cultura alrededor del mundo. En este contexto, adelantó que existe el proyecto de crear un sello editorial de Galaxia en cada país donde haya una fuerte presencia de emigración gallega para permitir, al tiempo, rescatar la producción que se hace fuera de las fronteras gallegas y acercar la literatura gallega a todo el mundo.
María Rosa Lojo es considerada una de las voces literarias más poderosas del mundo hispanoamericano y el suyo vinculo con Galicia viene de lejos. En el año 2006 publicó en Galaxia El final de la tierra. En este libro -con reminiscencias lejanas a los Cronopios y Famas de Cortázar- la autora presenta un juego lírico de un límite belleza alrededor de una especie (imaginaria o no, he ahí uno de las magias del libro), las siniguales, que existen por todo el mundo pero que tienen su origen en determinadas figuras del imaginario tradicional gallego: las magas, las brujas, y las hadas de los bosques.
Galicia aparece con mucha fuerza en el libro, al arrancar la acción de Fisterra y al estar protagonizada por una niña, Isolina, de origen gallego. Concebido narrativamente desde un punto de vista circular, la historia remata volviendo de nuevo a Fisterra y la Galicia. La obra pretende acercarse al lector mediante una frondosa lírica e imaginación que, además de contarnos todo lo que hace falta saber sobre estos enigmáticos ser, critica la violencia humana y el fanatismo; ofreciendo una pluralidad de lecturas segundo el escalón de edad de los lectores y lectoras que se acerquen al libro. Los niños leerán una historia maravillosa sobre ser maravillosos. Los adultos serán capaces de ver todo lo que hay por debajo y que la autora, sutilmente, quiere transmitir.
El libro está ilustrado por la artista Leonor Beuter -hija de María Rosa Lojo- a todo color, buscando sacar de la imprenta no sólo un libro hermoso sino una obra de alta calidad literaria, artística y editorial. En sus ilustraciones, empapadas del mismo lirismo imaginativo del texto, la artista recurre a una técnica pictórica que recuerda el punto de cruz.


Trayectoria de las autoras

María Rosa Lojo (Buenos Aires, 1954) es escritora y académica. Tiene publicados veintitrés libros de literatura e investigación. Entre los títulos de ficción, figuran sus novelas La pasión de los nómadas, La princesa federal, Una Mujer de fin de siglo, Las libres del Sur, Finisterre, Árbol de familia y los cuentos Historias ocultas de la Recoleta, Amores insólitos y Cuerpos brillantes, entre otros. Junto a su hija, la artista plástica Leonor Beuter, acaba de publicar en lengua gallega El Libro de las Siniguales y del único Sinigual .
Obtuvo, entre otros, el primer Premio de Poesía de la Feria del Libro de Buenos Aires (1984), Premio del Fondo Nacional de las Artes en cuento (1985), y en novela (1986), Segundo Premio Municipal de Poesía de Buenos Aires, Primero Premio Municipal de Buenos Aires “Eduardo Mallea”, en narrativa (1996), por la novela La pasión de los nómadas. Recibió varios premios a la trayectoria: Premio del Instituto Literario y Cultural Hispánico de California (1999), Premio Kónex a las figuras de las Letras argentinas (1994-2003), Premio Nacional “Esteban Echeverría” 2004, por toda su obra narrativa, la Medalla de la Hispanidad (2009) y la Medalla del Bicentenario del Gobierno de la Ciudad de Buenos Aires (2010). Su obra fue traducida al inglés, italiano, francés, gallego y tailandés.


Leonor Beuter (Buenos Aires, 1983) es artista plástica y fotógrafa. Integra el colectivo de arte ENEBRA, que se dedica a la intervención de espacios y realización de instalaciones para un sitio especifico, como Hecho Como en casa, 2010; Intervención ascensores Banco Central, 2010; Proyecto Obeliscos Bicentenario del Banco Ciudad, 2010, entre otras.


http://www.xunta.es/notas-de-prensa?content=nova_estandar12453.html


http://www.editorialgalaxia.es/actualidade/nova.php?id_noticia=1570

Comunicación
Xunta de Galicia
Delegación Buenos Aires

sábado, 23 de abril de 2011

FIESTA DE LA TARANTELA

ASOCIACIÓN CALABRESA

SECRETARÍA DE CULTURA

Queremos informar a nuestros socios y amigos que siempre nos acompañan que el próximo 21 de mayo realizaremos el primer evento del año 2011-

El título lo dice todo: FIESTA DE LA TARANTELA.

Se realizará en dicho evento un Concurso para elegir los mejores bailarines de tarantela ´El Concurso contará con un Jurado de 3 personas especialistas en dicha danza y de allí surgirá la pareja ganadora.

Queremos comunicarles que las parejas podrán inscribirse por mail o por teléfono a la Secretaría de la Institución a la brevedad para recibir algunas instrucciones.

asociacioncalabresa@fibertel.com.ar

Es importante que se inscriban a la brevedad ya que el cupo es limitado.

Habrá varios números musicales importantes y se agasajará a figuras reconocidas por sus diferentes actividades en el campo de la cultura. y relacionadas con la italianidad.

En los próximos días Ud. recibirá el programa completa de dicho evento.

Secretaria de Cultura

viernes, 22 de abril de 2011

REVOLUCION

Hay mucho ruido en la aldea. Es día de feria en Ourense. En la casa de piedra de los abuelos, cerca del horreo, se tiende una gran mesa para los paisanos; no falta el vino do Ribeiro. Cumple años Osvaldo, el nieto primogenio. Todo es fiesta. Llegan gentes de San Andrés- creo que es Jesus con su familia- también la tía Carmen de Cee con su alegría. A lo lejos viene Penelas de Betanzos con un libro de Rosalía bajo el brazo.
Un grupo de gaiteiros dan rienda suelta a jotas y muñeiras. Los abuelos bailan, mis padres también.
Al oído, Carlos, me murmura que la revolución es un hecho.

Osvaldo Abel López

lunes, 18 de abril de 2011

Nada más que un sueño

Había una vez ... en las afueras de un pueblo de Galicia, un matrimonio con cinco hijos. 
Sobrevivían en un terruño arrinconado entre el monte y el mar, acosado por inviernos lluviosos. Imposible recorrer sus empinados y pedregosos senderos sin calzar los pesados zuecos de madera con los que los aldeanos trataban de evitar el maltrato de las piedras sobre sus pies y los peligrosos resbalones en el barro. Además había que marchar atento a los despiadados latigazos de las ramas batidas por el viento. Por las noches la s brumas marinas le daban cierto aspecto fantasmagórico. 
Sus habitantes parecían cincelados por la rudeza de la región: Las voces eran ásperas como las varas con las que los pastores encaminaban sus manadas o como los pastos duros de las sierras más altas. Las S silbaban hoscamente y la rr vibraba entre la lengua y los dientes. 
Ternura era la menor de todos los hermanos y -quizás por eso- muy distinta a ellos. Su imaginación volaba sin pausa detrás de las historias que su madre y sus hermanas le contaban de pequeña. El poder leer solita los libros llegados a sus manos, fue incentivo suficiente para que en poco tiempo, aprendiera a hacerlo sola. 
La vida cotidiana estaba marcada por una dura rutina: trabajo desde recién comenzado el día, cortos y tediosos momentos de descanso con alguna labor entre las manos y por fin los domingos, las mujeres vestían lo mejor que tenían y partían a la parroquia a escuchar misa. El padre no era de la partida. Él a la taberna a bendecirse con fuertes tragos que le hicieran olvidar las penurias de esa oscura existencia: levantarse al alba , atar el buey y abrir centenares de surcos, tratando de arrancarle la mayor cantidad posible de frutos a esa tierra ajena; a cambio sólo recibía mendrugos que no alcanzaban para mantener a la prole. Al atardecer, molido, sucio, maloliente, se abalanzaba sobre un tazón caliente de leche de cabra y una hogaza de pan; después de una rápida higiene en la palangana de agua fría, partía hacia la taberna a encontrarse con sus paisanos, de vidas similares a la suya. Volvía casi siempre lo suficientemente abrigado por dentro como para no necesitar demasiado abrigo en el lecho. 
La madre enfundada en negros batones , con negros pañuelos en la cabeza como negros eran – a menudo - sus pensamientos. Sus agrietadas manos sabían de ampollas y sabañones amasados a fuerza de fregar ropa en el río: la de la familia y la de sus “señoras “ que por tanto esfuerzo le pagaban míseras monedas. De tanto en tanto le “donaban generosamente” algún trapo o trasto en desuso. Últimamente se habían sumado las carpetas bordadas de los altares de la capilla que exigían un meticuloso planchado con almidón, tarea por la que sólo recibía el perdón de sus inocentes pecados. 
Las niñas más grandes ayudaban a cuidar a los más pequeños, a amasar el pan y -desde la llegada del nuevo párroco-, de la limpieza y el adorno de la parroquia. A cambio , el cura -sin mucho entusiasmo ni paciencia- les enseñaba a leer y escribir. Las dos mayores no mostraban interés alguno por aprender, pero Ternura, la más pequeña, era otra historia. Ternura, -así la habían llamado por una de las vecinas que al verla recién nacida exclamó: -¡Pero miren¡ Miren si no es una ternura!. El padre al ir a anotarla y sin tener la menor idea de cómo llamarla, recordó entonces a doña Jesusa y dijo: 
- Pues póngale... Póngale Ternura. 
- Hijo... nunca he escuchado ese nombre en una mujer. 
-Pues lo escuchara usted . a partir de ahora, padre .Y así quedó Ternura con su nombre a cuestas.- 
A pesar de la edad avanzada de la madre, creció con más atenciones que el resto de sus hermanos. Al ser la más pequeñita, todos la colmaban de mimos, era la regalona de la casa, especialmente de las hermanas mayores . 
La niña era vivaz, tenía una sonrisa capaz de seducir al más duro e indiferente. Sus ojos pardos al nacer, se fueron transformando en dos pícaras gotas de miel. Desde pequeñita nomás, aprendió a entornarlos para seducir o para navegar discretamente por los mares de su fantasía. Le encantaba que le contaran cuentos, mientras los escuchaba, se perdía gozosa por esos mágicos mundos imaginarios. 
Más adelante , a medida que crecía, no le hicieron falta los cuentos ajenos para zambullirse como protagonista en fabulosas historias tejidas por su fantasía. Doña Ramona, la madre, decía “que vivía en La Luna” Al principio todos se divertían con la capacidad de Ternura para fantasear, luego, con el correr del tiempo, la empezaron a mirar con cierta preocupación hasta llegar a temer por su salud mental. No había nada que temer. Ternura era sumamente inteligente, aprendía con facilidad todo lo que se le enseñaba, siempre tenía una respuesta pronta... No había ningún motivo para preocuparse. Según su madrina, la tía Lola , la niña inteligente, como era, trataba de escapar de la chatura de su existencia tejiéndose sueños bonitos. Por eso se mostraba siempre inquieta por, aprender cosas nuevas, leer libros y revistas , no perderse ninguna de las películas que daban en el biógrafo de la parroquia, aprender las canciones de la radio... 
De pronto era una Cenicienta , un día llegaba al pueblo un rico comerciante la descubría y se la llevaba para casarla con su hijo, un apuesto joven heredero de su cuantiosa fortuna; toda vestida de blanco, se casaría con él, comerían perdices y vivirían felices por siempre; en otras ocasiones su fortuna cambiaba en manos de un importante empresario de artistas quién casualmente la escuchaba cantar . Ternura tenía una voz armoniosa y agradable. Cuando cantaba las canciones de su tierra, o más aún cuando entonaba pícaramente los cuplets que su tía Pilar, venida de un pueblo cercano a Madrid le había enseñado, espontáneamente la aplaudían y hasta le pedían un bis. Mezclando realidad con fantasía , el empresario de sus sueños, seducido por su encanto decide llevarla a la ciudad donde comienza una exitosa carrera de artista y en sus giras tendrá oportunidad de recorrer el mundo, allende los mares. Nunca faltaba en su onírico universo un “príncipe” buen mozo, gentil, enamorado de cuyo brazo iba a marchar radiante por un camino de eterna felicidad como en los cuentos. Atrás iban a quedar los zuecos y las duras tareas. 
¡ Felicidad! Esa palabra prometedora tantas veces repetida en los cuentos ... En las pocas revistas llegadas a sus manos o en las películas vistas en el biógrafo de la parroquia, la felicidad aparecía sobre todo en la cara de las artistas famosas de radiantes sonrisas luciendo dientes blanquísimos y seductores labios pintados de rojo con melenas largas y vestidos bellísimos, que parecían de caminar por los aires calzadas en sus elegantes tacones altos. 
Los años pasaban, y también sus responsabilidades .La estructura familiar se transformaba día a día. 
Las hermanas comenzaron a formar sus propias familias. La mayor casada con un labriego ya no compartía la casa. Conoció a su marido en las Fiestas del Santo Patrono del pueblo, cuando el mozo marchaba lleno de vida , con una brillante faja roja a la cintura luciendo sus músculos jóvenes al cargar el palio de la Virgen ,saludada con flores a su paso. Jacinta, la hermana, tan prendada quedó del joven, que salió del costado del camino y se pegó al trono de la virgen hasta el final de la procesión. Fue un verdadero flechazo. Desde que descubrió al forastero de brazos fuertes y ojos aterciopelados su corazón se enroscó apasionadamente al del muchacho. Él lo advirtió al instante y correspondió prontamente a la admirada sonrisa de esa graciosa joven de sonrisa descarada que no dejaba de mirarlo. Esa noche, entre los fuegos de artificio de la aldea, los ojos de ambos intercambiaron una multitud de chispas y de prometedoras sonrisas. El amor los envolvió con la urgente pasión de su juventud. Al poco tiempo de conocerse, Jacinta quedó encinta y el casamiento se decidió rápidamente antes de que la panza clarificara la situación. 
Tiempo después Jesusa , la otra hermana, se enamoró de un mozalbete inconciente, alegre y despreocupado, siempre dispuesto a divertirse y no tomar nada demasiado en serio. La muchacha, criada en una casa dónde una sonrisa apenas si asomaba en ocasiones especiales, quedó fascinada con la espontánea carcajada de Paco. 
A su lado la alegría era contagiosa . Jesusa sintió que sin Paco a su lado, ya no podría seguir viviendo. Entre las parvas de heno engendraron un retoño que pilló a todos totalmente de sorpresa. 
Otra vez mataron unos cabritos, hicieron galletas y filloas y al son de la gaita bailaron muñeiras hasta el amanecer. 
Como los jóvenes no tenían ninguna posibilidad de poner una casa, se quedaron a vivir allí mismo. La familia se agrandó y también las tareas. Los trabajos se multiplicaron y las manos dispuestas disminuyeron. Jesusa tenía un embarazo complicado, que la imposibilitaba de ir a lavar al río, apenas si podía colaborar con planchar algunas ropas más sencillas. La madre casi siempre postrada a causa de sus huesos, apenas si podía colaborar con alguna tarea como los más simples cocidos familiares; hasta las filloas con su saltarina y prometedora danza que tanto le gustaban a toda la familia , fueron quedando en el olvido. Ternura, hasta ese momento salvaguardada de la mayor parte de los trabajos más duros , se vio de pronto, zambullida en el marasmo de todas las tareas. 
Mientras realizaba sus penosas tareas, lavando en el río o limpiando el establo o.., o..., su mente volaba más que antes. Necesitaba escapar de la visión de su madre con el cuerpo entumecido, maltrecho; sus manos arrugadas, endurecidas como garras, la espalda encorvada , la cabeza siempre acercándose a la cintura, mirando al suelo; los pies rígidos, apenas sostenidos por las venosas piernas... 
¿Y sus hermanas? Parecían seguir fatalmente el mismo camino . En sus veinteañeras caras , ayer adolescentes, la sonrisa se iba deformando en un amargo rictus desencantado, agobiadas por un destino que no podían dominar 
A los hombres no les iba mucho mejor... 
Ante esta realidad cada tanto Ternura daba un respingo y se decía en voz alta: “No, no señor,! Yo no me pudriré en este maldito pueblo! Y la costumbre de fantasear fue trocándose en la de planear, planear alguna solución para irse lejos de allí. 
Un día fue sacudida por una noticia inesperada: una prima de su cuñado viajaba a América para casarse. Paró la oreja , mientras su hermana contaba que la mujer se había casado por poder con un español que ya llevaba varios años viviendo allá. El hombre había logrado un buen pasar económico y decidió elegir -como madre de sus hijos- a una mujer de su tierra. La novia, entusiasmadísima, no dejaba de repetir que una vez allá, llamaría a su madre y a su hermana para que la siguieran. 
A partir de ese momento, el pensamiento de Ternura estuvo dominado por una idea fija: la muchacha que se iba a vivir otra vida a América. 
Cuando comentó el asunto con una de sus amigas ”¿Estás loca? ¿Casarte sin saber con quién?” le dijo la otra, mientras la miraba algo alarmada. 
-¡Bah! Mira tú. Cómo si pudiera sucederme algo peor que perder mi juventud hundida en este maldito pueblo con sus cabras, las lluvias, el frío implacable, la miseria... 
¡ Nohh! Ya me lo prometí. No voy a permitir que la humedad pudra mis huesos como le pasó a mi madre. Estoy dispuesta a todo por irme lejos y lo voy a conseguir. 
No había pasado demasiado tiempo cuando una de sus amigas, llegó a visitarla , inesperadamente en medio de la lluvia y el barro. Al verla llegar en ese estado, la madre de Ternura la recibió con asombro: 
-¿Qué haces afuera con este tiempo, mujer?. 
-Cumplo con un recado de mi madre y aprovecho para ver a Ternura. 
- Pues pasa, pasa. Te daré un tazón de leche caliente. Arrímate al fuego o pillarás una enfermedad.. 
Al verla, entrar a la cocina, Ternura quedó tan asombrada como su madre. 
- ¡Mujer!,¡ Con este día! - Exclamó al verla. 
Con cara misteriosa y mirada evasiva la otra le musitó: 
- Quiero contarte algo: Paco, un amigo de mi hermana, le contó que recibió una carta de su primo, que vive en América. Parece que extraña mucho su patria a pesar de que le va muy bien y no piensa volver, por lo menos por ahora; entonces decidió casarse y formar una familia. 
- ¡ Qué bien! ¡Qué interesante! Y que se case entonces... 
- Ahí está la historia. Quiere casarse con una gallega como él; alguien de su pueblo; alguien que pueda entenderlo. Por eso le escribió. Encargó a Paco que haga averiguaciones en el pueblo; a ver si encuentra a alguna joven interesada. Le conté a mi hermana nuestra conversación de la vez pasada y aquí me tienes. He venido a verte más rápida que un rayo . Ahora escúchame bien Ternura:¿ Tú estás segura ¿. ¿Te vas a ir así de pronto, sola, sin conocer a ese hombre que será tu marido para toda la vida? 
Ternura estaba realmente aturdida, en su rostro se leía asombro, esperanza, miedo, ansiedad... Con un profundo suspiro trató de recomponerse y parecer resuelta 
- Pues claro, mujer, que estoy decidida... tan decidida que en cuanto me dejes sola empezaré a proyectar mi futuro. Y de esto ni una palabra a nadie. Ya buscaré el momento y la manera de contarlo.-le recomendó. 
Como su amiga parecía arrepentida de haber venido, para animarla, dio una voltereta y batiendo las palmas exclamó: 
- Ya verás, casada yo, buscaré un novio para ti y ... 
- Ah, nooo! ¡Qué va! Ni te lo sueñes. Conmigo no cuentes para nada. Yo, aquí , con mis zuecos, con mis cabras, ... Que me muero si dejo de tener ante mi vista este mar y estas montañas y estos arroyos. ¡Que es mi terruño! Dónde nací y quiero vivir. 
- Bah! No dramatices mujer . Ya verás que si lo logro, te entusiasmarás, te vendrás allá y estaremos juntas otra vez pero en una ciudad como Dios manda. 
Decidió acompañar a Pilar hasta su casa. Durante el camino no pararon de hablar. Había dejado de llover y alguna tímida estrellita asomaba sobre el oscuro cielo aún amenazante Ya sola durante el regreso, se puso a mirar las nubes que parecían alejarse y trato de alejar su preocupación ante la nueva situación . Una alegre inquietud pugnaba por invadirla. Esa noche , la imagen del “príncipe” de sus sueños sonriente y prometedor, se le apareció más nítida que nunca; en ciertos momentos lo sentía a su lado tomándole el brazo y acompañándola en los saltos con los que atravesaba el camino de vuelta. 
Un tiempo después, cuando los preparativos estaban en firme, Ternura reunió a la familia para hacerles conocer la novedad. Al principio no la tomaron en serio. Su madre pensó que se trataba de una de las tantas fantasías que la hacían vivir un poco en la Luna. Pero con el correr de los días y los preparativos en aumento; cartas que iban y venían, el afán de Ternura por salir bonita en la foto que le mandaría a “su novio”... la situación tomó visos de seriedad y la familia debió tomar en serio la cuestión. 
La casa se alborotó. La decisión parecía irrevocable. En la última carta , Ternura prometió formalmente casarse con el hombre que le demostraba todo su afán por compartir la vida con ella y hacerla feliz. 
Sus padres hicieron lo imposible por convencerla de renunciar a lo que ellos consideraban una loca idea; sus hermanas se afanaron en tratar de encontrarle algún pretendiente que la entusiasmara y la hiciera desistir. Todo fue inútil. Hasta el cura intervino diciéndole: -Pero niña, ¿cómo vas a casarte y vas a prometer darle tu amor hasta que la muerte los separe a un hombre que no conoces? Que no sabes por qué ríe , por qué llora, qué cosas le hacen feliz. Qué cosas lo enojan...Lejos de tu gente, de tu iglesia... Todo inútil. 
Un día llegó la carta tan temida y esperada “su novio” le indicaba el día y la hora de la partida del barco que la llevaría a su encuentro y la orden para retirar el pasaje. La resignación llegó a la familia y los preparativos se aceleraron. La madre le arrancó la promesa de que se colocarían los anillos en la iglesia y con la bendición de un cura. 
Entre sonrisas tristonas, lágrimas y deseos de buenaventura se preparó un pequeño ajuar. Los palillos corrieron veloces entre los dedos de Lola, su madrina, que tejía presurosa la mantilla blanca que Ternura llevaría sobre sus hombros al bajar del barco afín que su futuro esposo la identificara. El rostro de Ternura pleno de ansiedad e ilusión parecía más bonito aún . Rara vez sus ojos dejaban entrever algún destello de inquietud. Ni siquiera había reparado que debería reconocer a su flamante esposo por el color de su traje y las flores que llevaría en sus manos, ya que nunca había visto una foto suya. Estaba convencida de que la felicidad llegaba a su vida para instalarse. Las despedidas comenzaron con una misa a la que Ternura asistió con un vestido nuevo llevando en la cabeza la mantilla blanca destinada para el encuentro con su novio y la bendición de los anillos. El cura le dio una bendición especial . Ternura parecía una novicia haciendo sus votos. Una boda casta y virginal. Ella, medio atolondrada, sonreía tímidamente. Con los ojos abiertos soñaba con el “ príncipe” que la acompañaba desde su adolescencia. Después de la misa , la fiesta de despedida , si bien un poco melancólica, llena de cariño y de buenos augurios. La casa se llenó de luces, de gaitas, de regalitos, de promesas y pedidos de noticias. Las risas, los chistes y las lágrimas se sucedían sin interrupción. La despedían con la convicción de que la vida no podía dejar de sonreírle a esta jovencita tan querida, tan soñadora, tan audaz. 
En la fiesta, Ternura parecía hechizada. No podía comprender lo que le estaba ocurriendo. Tenía miedo de despertarse súbitamente y encontrarse otra vez con los zuecos puestos y lavando la ropa en el río. Enseguida miraba sus pies y allí estaban los bonitos zapatos que le había pedido como regalo a su madre. Pronto la vida en la aldea sería un mal sueño. 
Las cartas le hablaban de una ciudad moderna con colectivos, calles asfaltadas, cines, teatros, hermosos paseos arbolados con lagos, y una calle en la que a toda hora se podía encontrar un negocio abierto para ir a cenar o tomar una copa. Gonzalo, su novio trabajaba en un restaurante como mozo Algunas noches iría a buscarlo y lo esperaría tomando una bebida o comiendo un rico bife, algo así como un trozo de costilla de vaca asada que los clientes saboreaban con mucho placer. En las noches que él tuviera libres tal vez pudieran aprender a bailar el tango. Abrazada a su hombre, con las caras muy juntas seguirían la música entrelazando sus piernas. 
A cambio del mar conocería un río tan ancho que para atravesarlo se debía navegar varias horas. 
Estaban esperándola con los brazos abiertos. Su vida de “señora” comenzaría con una sencilla ceremonia religiosa. Después cortarían una torta, regalo de un pastelero compañero del novio. Su futuro cuñado tocaría la gaita en honor a los novios... Mientras repasaba el contenido de las cartas recibidas la imagen del novio se fundía con la del príncipe de sus sueños, sin darse cuenta sus labios se extendían en una amplia sonrisa. 
La última noche en la que hasta ahora había sido su casa, no pudo pegar los ojos. Por su mente desfilaban escenas de su vida futura. A la vez, con un dejo de tristeza, se despedía de todos los objetos y rincones que hasta allí habían constituido su mundo. Para animarse se repetía : Volveré. Volveré con Gonzalo... Volveré llena de zapatos para los grandes y juguetes para los niños. Ganaré dinero y mis padres podrán tener al menos una vejez menos pobre. Sonrió a la imagen que le devolvía el espejo. Gonzalo sonreía a su lado. 
La despedida fue larga y dolorosa. Todos sus seres queridos estaban al costado de la escalerilla. La miraban partir en pos de sus sueños. Ternura había sido siempre una niña especial. Los abrazos besos y lágrimas se sucedían. En ese momento su firmeza flaqueó. Las hermanas la animaban con cariñosos golpecitos en las mejillas y con los ojos húmedos .. 
El barco abandonaba el muelle tan lentamente que pudo percibir el pañuelo de su madre empapado en lágrimas mientras ella permanecía erguida como una estatua, hasta que el barco se hubo desaparecido de su vista. 
La travesía fue larga y penosa. El mareo la tenía largas horas tumbada en ese camastro oscuro para evitar los vómitos y superar la debilidad que la iba ganando poco a poco. En esa soledad, acompañada por una montonera de mujeres a las que no conocía, se sentía terrible. Muchas de ellas con sus críos al hombro Algunas viajaban acompañadas por sus hombres, a los que sólo podían ver en cubierta ya que durante el viaje hombres y mujeres estaban en sectores separados . Una mujer, no mucho menor que su madre, era la que más se le acercaba para tratar de animarla. Se mostraba preocupada porque Ternura no probaba bocado y se la notaba cada vez más débil. 
- Terminarás enfermando muchacha y eso sí que sería terrible para ti. Debes hacer un esfuerzo y tratar de comer algo de lo que te dan. De seguir así no llegarás al puerto o bien al desembarcar te tendrán que llevar directamente a un hospital. Vamos, no seas caprichosa... No seas tan hosca. Llevamos varios días durmiendo una cerca de la otra y ni siquiera sé cómo te llamas. 
Ternura hizo un esfuerzo. Realmente necesitaba hablar con alguien. Su fuerzas la abandonaban ,trató de incorporarse un poco y no sólo le dijo el nombre sino que además le contó algunos pasajes de su historia y los motivos de su viaje. 
- Pero mujer,¡Anímate! ¿Te está esperando tu futuro marido y te entregas tan fácilmente a la desesperación.? ¿Qué harías en mi lugar? Viajo sola. Mi marido acaba de fallecer. Allá me espera una hija que, compadecida de mi situación ,me lleva a vivir con ella y sus pequeños hijos. Tendré que cuidar a los niños mientras ella trabaja. Tuve que alejarme de mis afectos, de mi hogar, de lo que hasta entonces había sido mi mundo... En cambio tú vas a empezar tu vida. Vas a formar una familia, tu familia.¡ Vamos! , ¡Venga! Trata de comer un poco y te sentirás mejor. 
Ternura hizo esfuerzos inauditos para tragar unas cucharadas de ese deplorable guisado con algunos porotos y lentejas nadando. Su aspecto era realmente revulsivo. El pan otro tanto. Ni siquiera para no desalentar a su buena compañera de viaje pudo comer más de tres bocados. Sin embargo la charla le había hecho bien. Esa noche el príncipe volvió a visitarla en sus sueño. 
A medida que se internaban en el hemisferio sur, el tiempo parecía mejorar. La progresiva cercanía a la tierra prometida levantaba el ánimo de los pasajeros bastante alicaídos, debido a las fuertes tormentas soportadas. El terror al naufragio se alejaba. Las discusiones y reyertas ya no eran tan constantes. 
Al mejorar del mareo, Ternura comenzó a permanecer más tiempo en cubierta de cara al sol. Cerraba los ojos y su alma se llenaba de imágenes de su pueblo, de su gente, del mundo que dejaba atrás. Una y mil veces volvía a recorrer los senderos, a bordo de sus zuecos de madera en medio de las cabras o tratando de cargar los fardos de alimento para las vacas. 
Pasó el último día de viaje, tirada en una reposera escudriñando ese enorme mar. Trataba de adivinar qué mundo la esperaba una vez en la costa. 
Por la mañana, se concentró minuciosamente en vestirse . Quería lucir bella para el príncipe de su vida. Se arreglaba los pliegues de la pollera una y otra vez; pellizcaba con ganas sus mejillas intentando recuperar el color perdido, peinaba dominar su cabello poco acostumbrado al cepillo y sí en cambio a los vaivenes del viento. Su compañera de viaje contemplaba el cambio producido en la muchacha y le costaba creer que se tratara de la misma persona.. Cuando finalmente Ternura se colocó la mantilla sobre los hombros para que Gonzalo la reconociera, la otra no pudo menos que exclamar: 
- ¡Virgen santa, Ternura,! Te has convertido en una verdadera novia. Pues mira que debería esperarte el cura junto al novio para casarlos ahí nomás. Estás radiante. Los ojos son como dos relámpagos y tu boca sonríe sin siquiera darte cuenta. 
- Gracias, Encarna. No sé qué hubiera hecho sin ti en este viaje. Prométeme que nos veremos pronto. 
La besó en la mejilla y se dirigió a la cubierta. 
Un verdadero enjambre humano se movía de un lado para otro, hablaban, reían , gritaban –todo y todos al mismo tiempo- mientras el barco amarraba en el puerto y la tripulación intentaba poner orden para facilitar el desembarco. 
Prendida a su pequeña valija de cartón se entremezcló en el grupo que ya estaba listo para bajar primero. Sus ojos horadaban la distancia, que la separaba de la dársena, buscando el rostro de “su hombre”, su futuro esposo. Sus dedos nerviosos estrujaban la mantilla blanca que con tanto amor su tía le había tejido y que le colocó sobre los hombros deseándole suerte. 
Al ver el gentío sintió pánico.¿Cómo iban a hacer para reconocerse en medio de esa multitud de rostros? Sus ojos iban y venían sin cesar de una punta a la otra del muelle. Como un relámpago, la furtiva imagen del príncipe de sus sueños, le sonrió y desapareció. 
Mientras tanto, en la dársena , el hombre apoyado en un bastón y con una boina ocultándole la calvicie luchaba por encontrar a su prometida sin acudir a la ayuda de los anteojos. Lo acompañaba un amigo que de pronto descubrió la mantilla blanca y con entusiasmo , a la par que le aplicaba unos cariñosos golpes en el hombro, le dijo: 
-Mira Gonzalo. Allá .¿ La ves? Allá . Comienza a bajar. ¡Que es guapa , la muchacha! 
Gonzalo comenzó a proferir gritos de alegría con tal entusiasmo que al dar un brinco, se le cayó el bastón y casi da con su humanidad en el suelo 
Ayudado por su amigo continúo con las muestras de entusiasmo. Al divisar a la grácil figura que comenzaba a bajar la planchada gritaba su nombre sin poder parar. 
Al principio, Ternura no advirtió más que el enjambre humano y manos que se agitaban, pero cuándo escuchó una voz áspera, ronca vociferando : -¡Ternura, mi Ternura! Ven mi alma ,aquí te espero con todo mi corazón. 
Algunos se daban vuelta para mirarla. Prestó atención , miró hacia el lugar de dónde provenía la voz y al reparar en la figura del hombre que la llamaba quedó atónita. Horrorizada pensó que podría ser su abuelo. Instintivamente soltó su mano dejó que la mantilla se colara hasta el suelo y comenzó a retroceder por la escalerilla. Al llegar otra vez a cubierta un tripulante de mal talante le espetó: 
- Vamos. Descienda, no entorpezca el desembarco. 
Algunos pasajeros detrás suyo comenzaron a increparla por dificultarles el paso. Aturdida continuó su retroceso balbuceando: 
-Olvidé algo importante.¡ Por favor déjenme pasar.! 
Sus pensamientos eran una vorágine . Su mente funcionaba a mil. Jamás iba a desembarcar ¡ No! Se volvía a España escondida en el mismo barco.. Alguien tenía que ayudarla.! 
Mientras pensaba eso escuchó la voz del tripulante: 
- ¡Pero cómo puede ser! Se les recomendó toda la mañana que prestaran mucha atención al cerrar sus equipajes. Que no olvidaran nada para evitar problemas.¡ Y ahora me viene con esto! Tiene un minuto. No puede entorpecer las tareas de la tripulación. ¡Vaya rápido antes que me arrepienta.! 
Miró para atrás y vio la patética figura de su “príncipe” que apoyado en la barandilla y en el bastón, trataba penosamente de subir mientras los pasajeros descendían. Se produjo cierto desorden ante lo que el tripulante exclamó: 
- Pero ¿qué sucede? Todos me tocan a mí? A dónde va ese abuelo? 
Ternura desesperada, enfundada en esos zapatos que le dificultaban la marcha corrió por la cubierta , giró en dirección a los camarotes y al ver a los empleados de aquí para allá en las tareas de limpieza comprendió que estaban demasiado atareados en sus quehaceres, que no podría esconderse con la gente por el medio. En tanto el anciano seguía en su intento de alcanzar la cubierta. Lo vio cambiar palabras con el mismo que a regañadientes la dejó pasar momentos antes .Intentó entrar en uno de los pasillos de los camarotes pero le impidieron pasar. Desesperada se tomó de la baranda de la cubierta, las sienes le latían, los ojos estaban arrasados de lágrimas, ya no sabía adónde estaba la valija ni dónde , la mantilla yacía pisoteada en algún rincón ... 
Dirigió su vista hacia el río y allí entre sus aguas marrones estaba el príncipe sonriente y con sus brazos abiertos. 
Sin pensarlo exclamó: “Allá voy” Y se arrojó a sus brazos.

Elsa Falcó